Ci siamo già dimenticati del dramma dell’alluvione in Veneto? Il mondo dello Shiatsu no! Il progetto di volontariato “Tocchiamo il cuore del Veneto” prosegue quotidianamente con l’impegno continuo, silenzioso e concreto di decine di Operatori Shiatsu a sostegno delle persone colpite dal trauma dell’alluvione.

Riporto qui di seguito la toccante testimonianza di Maria che ha visto la sua casa distrutta dalle acque ed ora, poco per volta, sta riprendendo a vivere anche grazie al sostegno dello Shiatsu.

L’intervista a Nadia Simonato, coordinatrice del progetto.

La testimonianza di Maria

Sono passati già tre mese dal fatidico ponte del primo novembre che ha sconvolto la mia casa e la mia vita, 40 centimetri d’acqua in casa, non acqua pulita, acqua inquinata, fangosa, di un fango che non se ne vuole andare via.
Chi l’ha provato, chi l’ha vista, lo sa: non c’era modo di toglierlo con l’acqua, bisognava sfregare e sfregare bene per togliere quel fango dai mobili, quelli (pochi, visto che tutta la mia casa è al piano terra) che non abbiamo dovuto buttare, a volte dopo aver provato a tenerli, lavarli, sgocciolarli, spostandoli più e più volte una giornata dopo l’altra solo per poter pulire e ripulire e ripulire e ripulire e…

Ieri ho trovato un volantino per il versamento volontario degli aiuti economici al mio Comune, e finalmente sono riuscita a piangere.
E’ stato un pianto profondo, come quello che sento ora: non un pianto isterico o di stanchezza: proprio dolore perchè non me ne frega niente dei soldi e di tutto quello che mi viene detto attorno: voglio solo indietro la mia casa, le mie cose al loro posto, i miei mobili, e quel pezzo di cuore che la violenza inesorabile del fiume si è portato via. Voglio la tranquillità di non andare in panico appena sento una pioggia un po’ più forte sul tetto, voglio dormire senza preoccuparmi se la temperatura esterna si sta alzando, che magari la neve sui monti si scioglie di nuovo di botto e arriva un’altra onda dal fiume che ti entra dappertutto e non la puoi fermare.
Tre mesi ci ho messo a piangere, di quel pianto lì.
Appena ho finito di ramazzare da tutte le parti e ho iniziato ad aspettare (aspettare che si asciughino le pareti, aspettare che arrivino i finanziamenti, aspettare che ci dicono come spenderli, ‘sti soldi, che se sbagli glieli devi anche dare indietro) ho accolto questa proposta di aiuto della Federazione Shiatsu, e mi sono affidata alle mani di un’operatrice. La conosco, ma non è stato facile affidarmi: non per diffidenza, solo per paura di sentire questo dolore attanagliarmi dentro: che poi, si sa, già ognuno di noi ha i suoi problemi, anche senza le alluvioni, figuriamoci.
E quindi sono entrata in questo spazio che, si sentiva, era tutto per me.
Un lusso incalcolabile, quando mi sembrava di non avere nient’altro che macerie e umidità.
Nemmeno il corpo mi sembrava mio, era talmente dolorante e provato che avrei voluto usarlo come qualcosa che potevo togliere, al bisogno, e magari fare a cambio per un paio d’ore con qualche ragazzina giovanissima che non ha mai avuto problemi di salute importanti, in vita sua.
Sentire tutto questo non era facile.
Era più facile staccarmi da me.
E lei, invece, ha accolto tutto, lievemente, delicatamente.
Sembrava sfiorarmi appena con le mani.
Sicuramente è soggettivo, ognuno poi ha una sensibilità diversa, magari uno si immagina questa digitopressione come una pressione forte a tutti i costi, e magari gli va anche bene, una bella azione energica per dare una spronata alla situazione… ci sono dei momenti così, che si ha voglia di cose forti. Invece, questa volta, un tocco leggerissimo, come un piccolo vestito di cura per un corpo e un’anima che non ce la facevano proprio a tenere tutta quella roba che veniva da fuori e da dentro e, come l’acqua, non potevo contenere, e non riuscivo a lasciar andare.
A volte sono riuscita ad addormentarmi, e non è poco quando passavo notte dopo notte a svegliarmi di botto e tutto sapeva il perchè tranne la mia mente.
A volte usciva qualche piccola lacrima che tornava subito dentro. A volte era solo freddo umido che usciva dalle ossa.
E sempre, sempre, da parte di chi si occupava di me, un sorriso e una sorta di abbraccio grande tutta una stanza, dove tutto si occupava di me.
E’ stato importante per me questo sostegno.
Continuo ad andare, un po’ alla volta tutta quest’acqua stagnante se ne andrà.
Intanto un ne è scesa forte e intensa dai miei occhi: un piccolo ruscello cristallino e salatissimo.
Mi fa male, e mi fa bene: mi riprendo un pezzettino che pensavo di non volere, di non avere più.
Ci vuole un po’ di tempo, e pazienza.
Sì, lo so.
Per fortuna c’è qualcuno che mi aiuta.

Grazie.

Maria – Veggiano

Leggi anche l’articolo del Giornale di Vicenza sul progetto >>

Vai la blog del progetto “Tocchiamo il cuore dell’Abruzzo” a favore delle persone colpite dal terremoto >>

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