Riporto una mia intervista pubblicata dal sito de La Stampa sul tema dell’utilizzo dello Shiatsu nei vari contesti sociali ed in ambito sanitario

Lo Shiatsu entra negli ospedali italiani?

Oggi vi riporto un’intervista fatta al mio collega Valter Vico che si riferisce ad un corso di Shiatsu per operatori sanitari già annunciato in un articolo pubblicato il 31 Dicembre scorso in questo blog.

Il corso è quindi partito regolarmente con un discreto successo e Valter ce ne parla qui in questa intervista con passione e soddisfazione per questo bel progetto.

Quale è stata la tua esperienza con lo Shiatsu in ambito sanitario e sociale?

Ho iniziato nel 2000 con un’esperienza molto forte e coinvolgente all’Ospedale Santa Croce di Moncalieri trattando i neonati prematuri ricoverati nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale. Poi, cinque anni fa, sono passato all’estremo opposto con gli anziani non autosufficienti ricoverati alla RSA Latour di Moncalieri.

Recentemente ho iniziato ad operare con gli utenti del Centro Diurno per Disabili Psichici Colombetto, sempre a Moncalieri. Da alcuni anni ho iniziato a progettare e proporre corsi specifici di Shiatsu per chi lavora in ambito sociale e sanitario e quindi si trova ogni giorno a stretto contatto con la sofferenza degli altri, spesso senza avere conoscenze e strumenti adeguati per gestire il contatto fisico, la comunicazione non verbale e, più in generale, la relazione umana con l’altro, oltre che con se stesso.

Parole come stress o burn out sono all’ordine del giorno, ma è incredibile quanto poco si faccia a questo livello nella formazione e nell’aggiornamento professionale del personale.

Parliamo allora della formazione, dopo invece ti farò alcune domande sull’applicazione dello Shiatsu negli ospedali e nella società. Chi partecipa al Corso di Shiatsu alle Molinette?

Il corso è aperto a tutte le categorie sanitarie. In maggioranza sono infermieri, anche perché è la categoria più numerosa, ma ci sono rappresentanti un po’ di tutte le professioni: fisioterapisti, farmacisti, biologi, psicoterapeuti, tecnici di radiologia, ecc. ed anche alcune studentesse di Medicina e di Infermieristica, mancano solo i medici…

E’ molto interessante tenere corsi per categorie professionali omogenee perché diventa un momento di scambio di esperienze e di riflessione sul proprio vissuto personale e lavorativo.

Chi frequenta il corso come può utilizzare ciò che apprende nel suo lavoro?

I benefici sono soprattutto in una nuova o migliore consapevolezza dell’importanza del contatto fisico e della comunicazione non verbale nei rapporti con i pazienti e con i colleghi, ma più in generale con tutte le altre persone, anche nella vita privata.

Puoi fare degli esempi?

Si, ne riporto un paio che mi hanno particolarmente colpito. Un’infermiera che aveva partecipato lo scorso anno al corso di Shiatsu per Infermieri al Collegio Ipasvi mi raccontava di aver iniziato a tenere per mano i pazienti in attesa di essere sottoposti ad intervento in camera operatoria per tranquillizzarli.
Un tecnico di radiologia adotta la tecnica di poggiare delicatamente le mani per alcuni istanti sulle spalle dei pazienti che si sottopongono ad una lastra toracica, in questo modo la persona si rilassa e lascia andare giù le spalle per cui anche l’esposizione risulta tecnicamente migliore.
Sono piccole cose che fanno una grande differenza. In questo modo parlare di “umanizzazione delle cure” non è vuota retorica, ma diventa una pratica quotidiana.

Quindi lo Shiatsu è una specie di training psicologico?

No, assolutamente. Non vorrei dare un’impressione sbagliata.
Certamente durante il corso si discute molto, ma l’impostazione è sempre eminentemente pratica. Come in tutte le Discipline Orientali, la consapevolezza che si acquisisce nasce dalla pratica, dalla riflessione sulla pratica e dallo sviluppo della consapevolezza degli effetti della pratica su di sé e sulla persona che riceve il trattamento. Chi partecipa al corso impara innanzitutto ad eseguire uno schema di trattamento Shiatsu generale da utilizzare come base per proseguire la sua ricerca.
E’ un corso introduttivo di Shiatsu per uso personale, innanzitutto, ma diventa un’occasione per confrontarsi con tematiche professionali importanti che riguardano la relazione umana anche all’interno del proprio lavoro.
Lo Shiatsu ci insegna ad entrare in contatto in profondità con l’altra persona. Ciò avviene “tecnicamente” attraverso il gesto spontaneo di appoggiarsi all’altro e trarne sostegno.
Ci si mette in gioco, ci si sbilancia, ma rimanendo “centrati”, aperti e rilassati. Quindi è un modello nello stabilire una relazione umana di comunicazione e scambio, in questo caso particolarmente a livello non verbale.
Ha un grande valore educativo per chi lo fa e per chi lo riceve: si può stare insieme, in silenzio, apparentemente senza far nulla o quasi e comunicare in profondità sentendosi corrisposti ed ascoltati. Un grande maestro di Shiatsu, Masunaga, chiamava questo “l’eco della vita”. In fondo è un’esperienza di profonda vitalità in cui si percepisce il senso dell’esistenza e certamente questo corrisponde al processo vero di “guarigione”, che consiste nel comprendere ed accettare il proprio posto nel mondo.

Tutti possono praticare lo Shiatsu?

Secondo me si, perché di base lo Shiatsu nasce dal gesto spontaneo di abbracciare e stringere (cioè premere) la persona che soffre.
Ci sono tecniche Shiatsu semplici ed efficaci alla portata di tutti, penso ad esempio ai famigliari di malati cronici o non autosufficienti che spesso, oltre a tutti gli altri problemi, vivono un profondo senso di inadeguatezza nei confronti della persona cara e possono ritrovare il senso della presenza e della relazione umana attraverso il tocco e la comunicazione non verbale.
Viceversa un progetto mirato di intervento con lo Shiatsu in ambito sociale o sanitario richiede la partecipazione di operatori professionali preparati e qualificati. Purtroppo non abbiamo ancora una regolamentazione di legge del settore, ma fortunatamente si può far riferimento agli standard di qualità rigorosi definiti dalla Federazione Italiana Shiatsu.

Che ruolo ha lo Shiatsu all’interno della terapia?

Nessuno. Lo Shiatsu non è una terapia, non si confronta con la patologia, ma si rivolge a sostenere la vitalità della persona in modo da consentirle di vivere al meglio la propria condizione, qualunque essa sia (salvo che non vi siano specifiche controindicazioni mediche all’utilizzo della tecnica specifica di pressione).
Se poi vogliamo intendere il termine terapia in senso più largo, dovrei dire che vivere la vita è LA TERAPIA: ascoltare la musica (musicoterapia), ridere (clown therapy), ballare (danzoterapia), andare a cavallo (ippoterapia), farsi le coccole (coccoloterapia), andare in vacanza al mare (balneoterapia, talassoterapia, elioterapia), ecc.

Quali persone possono trovare beneficio nel ricevere un trattamento Shiatsu?

L’esperienza ormai consolidata insegna che anche persone molto fragili (ad esempio prima parlavamo dei neonati prematuri) o in condizioni molto gravi, magari senza speranza di sopravvivenza possono trarre beneficio dallo Shiatsu. Recentemente è iniziata a Roma una bella esperienza di utilizzo dello Shiatsu nell’ambito delle cure palliative dei malati oncologici terminali, ma vi sono tanta altre esperienze simili fra cui quella storica all’Hospice di Milano.

Personalmente ricordo una signora malata di sclerosi multipla che mi diceva alla fine di un trattamento: “finalmente ho trovato un momento di pace”. Cosa si può chiedere di più?
Ricevere lo Shiatsu vuol dire vivere pienamente la vita e la relazione con l’altra persona.
Come dicevo prima, chi lavora in ambito sanitario e sociale, qualunque sia il suo ruolo, si trova a stretto contatto quotidiano con la sofferenza delle altre persone. E’ un carico pesante che nessuna scuola o università l’ha preparato ad affrontare. A volte la reazione può essere un atteggiamento di durezza e di cinismo, come ci può capitare di riscontrare in alcuni casi quando ci troviamo ad essere ricoverati in ospedale o in coda per esami clinici.
Il messaggio positivo è che ci sono tecniche e strumenti per vivere innanzitutto meglio con se stessi e poi con i propri pazienti. Queste conoscenze pratiche, e sottolineo pratiche, ci vengono oggi dall’Oriente con lo Shiatsu e con le altre Discipline Olistiche, ma in realtà hanno profonde radici anche nella nostra tradizione, benché ce ne siamo dimenticati.
Chi era che diceva “medico cura te stesso”… ?

Contatti:

Valter Vico
Trattamenti Shiatsu, corsi e consulenze
valter.vico@gmail.com

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