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Dove ci vogliono portare i nostri politici? Gridiamo forte tutti insieme:
“Capitano, torni sulla nave! SCIAZZU!“
(Per saperne di più leggi anche: ”Shiatsu: estetica o terapia?”)

Secondo uno studio della Regione Lombardia, sono 60.000 in Italia i professionisti del settore delle Discipline Bio Naturali. Si tratta di 60.000 lavoratori autonomi che contribuiscono al benessere dei cittadini e della società, senza alcun costo per lo Stato.
In un periodo in cui tutti parlano delle “liberalizzazioni”, diversi enti locali, stanno mettendo in discussione il diritto costituzionale di questi lavoratori a svolgere la loro attività con la risibile motivazione che si tratterebbe di “esercizio abusivo di attività estetica”.
Il Comune di Torino ha appena modificato in tal senso i regolamenti comunali, mentre un comune della provincia ha ordinato la chiusura dello studio di un operatore Shiatsu.
Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Pavia
24 Aprile e 2 Ottobre 2012
Evento ECM: “Il con-tatto nelle cure infermieristiche”
Il contatto rappresenta per l’infermiere quasi l’80% della sua attività lavorativa, ma in ambiente intensivo spesso è legato a stimoli nocivi. Può quindi essere spesso frettoloso e “poco gentile”.
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Leggi anche:
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- “Shiatsu al Centro Diurno per disabili psichici Colombetto di Moncalieri“
- “Shiatsu e anziani alla RSA Latour di Moncalieri“
- “Il nursing del contatto: l’esperienza del tocco e l’affettività nelle cure infermieristiche”
Tutti parlano dello Shiatsu, ma pochi lo conoscono: attenzione, in particolare, a chi ti propone “massaggi ShiatZu” o “terapia Shatsu” o “massaggi Shatzu rilassanti anti-stress”, se non, addirittura, “poltrone Sciatzu”…
Lo Shiatsu non è un massaggio, né una terapia, né un trattamento estetico, né, tanto meno, una poltrona, ma un’arte energetica per la salute ed il benessere che combina la semplicità del tocco con tecniche sofisticate di manipolazione, l’approccio rispettoso e progressivo con la conoscenza dell’antico sapere dell’Oriente, la capacità di ascoltare il linguaggio del corpo e quella di andare in profondità.
Il modo migliore per conoscere lo Shiatsu è provarlo praticamente per sentirne i benefici effetti su di sè, ma come essere sicuri di rivolgersi a professionisti preparati, esperti e qualificati? Chiedi all’Operatore Shiatsu quale è stata la sua formazione professionale, se ha superato l’esame selettivo del Registro Italiano Operatori Shiatsu e se mantiene un costante aggiornamento professionale secondo i criteri qualitativi della Federazione Italiana Shiatsu.
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Trattamenti Shiatsu su appuntamento a Torino: 333.26.90.739
“OGGI HO FATTO LO SHIATZU”
1° incontro
Il primo trattamento è andato bene: Alberto prima mi ha allontanato a calci, poi mi ha graffiato, infine si è fatto mettere le calze. Insomma: abbiamo “fatto amicizia”.
Oggi è il mio primo giorno al centro diurno per disabili psichici.

Dipinto di Lina, utente del Centro Diurno Colombetto di Moncalieri (TO)
Veramente ero già venuto in visita la settimana precedente con Marco, il fisioterapista, per prendere gli ultimi accordi prima di iniziare la sperimentazione. La prima impressione arrivando era stata quella di una specie di scuola materna. Ancora prima di entrare ero circondato da persone che mi assalivano di domande: “Come ti chiami?”, “Vieni ancora?”, “Quando torni?”, “Cosa fai?”, “Hai dei bambini? Come si Chiamano?”. E molti mi toccavano, mi abbracciavano. Sono affettuosi. C’è vitalità ed una certa aria buffa e strampalata che fa allegria.
Eravamo rimasti d’accordo di cominciare con i casi “più semplici”, ma non è certo il caso di Alberto.
L’educatrice, Emanuela, mi presenta Alberto. Lui è un ragazzo autistico psicotico, ma ognuno ha i suoi guai: io, ad esempio, sono ipermetrope ambliope per cui non dovrebbero esserci particolari problemi.
Andiamo nella “stanza della musica” dove Alberto ha il suo angolo preferito, il suo nido, dove lui si accuccia in posizione fetale su un materassino. L’educatrice lo rassicura. Io mi siedo a terra vicino a lui con le gambe incrociate, ma lui mi allontana con dei calci. Dopo un po’ capiamo che non vuole che io incroci le gambe e così mi adeguo. Mi avvicino un po’, ci provo alcune volte, ma lui mi respinge sempre con un piede.
Propongo all’educatrice di mettere un po’ di musica visto che mi dice che gli piace. Lei prende uno jambe ed inizia a suonare con un ritmo lento ed un po’ ipnotico. Lui è sempre accucciato. Mostra una mano: mi avvicino lentamente e gli tocco il pollice, delicatamente. Sulle prime lascia fare, poi si alza a sedere, mi afferra gli avambracci, stringe forte e pianta le unghie. Non molla la presa, allora a mia volta gli prendo gli avambracci ed inizio a fare pressioni a pinza con pollice e dita contrapposti. Mi fa male, sento le unghie nella carne, ma mantengo la presa ed intanto iniziamo una specie di balletto al ritmo del tamburo che non si è mai fermato: ondeggio lentamente. Lo tiro leggermente verso di me, poi lo allontano un po’ e così via. Nel frattempo aumento e diminuisco in modo alterno le pressioni sui suoi avambracci al ritmo dello jambe. Lentamente diminuisce la presa e sembra seguirmi nella danza.
La situazione è assurda e surreale. Mi viene da ridere, non riesco a trattenermi. Lui sorride, molla la presa e si mette a sedere a gambe incrociate.
Rimaniamo un po’ a guardarci, fermi. Non so bene come comportarmi, ma cerco di essere presente.
Poi si toglie una calza, la sventola, la fa girare facendo dei versi e me la sporge. La prendo, la sventolo, la faccio girare emettendo suoni gutturali e poi gliela restituisco. La scena si ripete alcune volte con qualche variante: faccio finta di annusare la calza con aria disgustata, è una scenetta che è sempre piaciuta molto ai miei bambini. Alla fine decido di tenermi la calza, allora lui toglie l’altra e ripete lo stesso rituale. Non so bene come uscirne. L’educatrice mi dice che probabilmente lui vuole che io gli metta le calze. Sono molto lusingato dalla proposta e provvedo immediatamente.
Ho superato l’esame: abbiamo fatto amicizia.
Vado nel salone a salutare Enrica e Rachele che avevo trattato prima. Due trattamenti Shiatsu “normali”.

Dipinto di Lina, utente del Centro Diurno Colombetto di Moncalieri (TO)
Enrica con le matite colorate sta completando sul suo quaderno, lentamente, ma con buona grafia in stampatello maiuscolo, una pagina di “OGGI HO FATTO LO SHIATZU”. Magari una di queste volte le faccio presente che si scrive con la “S”, o forse no.
Rachele è seduta tranquilla sul divanetto. Le chiedo come sta. Lei è timida, parla piano, un po’ coprendo la bocca, quasi a schernirsi e dice: “mi piace quando ti appoggi”. Con una sola frase ha colto il senso profondo dello Shiatsu e della relazione di scambio che lo caratterizza. Apparentemente uno dei due attori, l’operatore, ha un ruolo attivo, mentre il ricevente è passivo. In realtà io mi appoggio al ricevente e lui mi sostiene. Quindi è “abile”. I ruoli si invertono e ciò crea fiducia reciproca, la fiducia di essere sostenuti e di poter sostenere. La fiducia nella natura, nel miracolo della pressione che agisce senza che nulla venga apparentemente fatto. Ho notato nella mia esperienza come siano soprattutto le persone più fragili a recepire questo aspetto così primordiale dello Shiatsu, forse perché, finalmente, sperimentano nella pratica la possibilità di sentirsi utili e di sostenere un’altra persona.
Capitano raramente giornate così intense, ma, come sempre ciò che si riceve è molto più di quello che si dà. Leggi il seguito di questo post »







